Martino Roberto, cybersecurity

Zimbra sotto attacco attivo: la tua azienda ha ancora la falla aperta?

Una vulnerabilità critica in Zimbra, corretta da un mese ma ancora attivamente sfruttata, permette di violare server di posta senza alcuna credenziale.

Quanto è sicura la posta elettronica della tua azienda?

Da qualche giorno gira in rete una falla in Zimbra Collaboration Suite, la piattaforma di posta e collaborazione usata da moltissime aziende e pubbliche amministrazioni come alternativa a Microsoft Exchange. Il problema è serio: un attaccante non ha bisogno di nessuna password per sfruttarla. Gli basta mandare una richiesta SMTP costruita ad arte al server.

Dove sta il bug

La vulnerabilità, tracciata come CVE-2026-73570 con un punteggio di gravità di 8.9 su 10, riguarda il modulo opzionale che gestisce le notifiche SNMP. Quando questo modulo è attivo insieme al servizio di monitoraggio interno (swatchdog, acceso di default), Zimbra non ripulisce a dovere i dati in arrivo prima di passarli a un comando di sistema. Risultato: chi manda l'email giusta può far eseguire comandi arbitrari sul server, con gli stessi permessi dell'utente Zimbra.

La correzione c'era già, ma in pochi l'hanno installata

La cosa che dovrebbe far riflettere è la tempistica. Zimbra ha rilasciato la patch il 20 luglio, dentro la versione 10.1.20. Un mese dopo, il 21 agosto, CISA, l'agenzia americana per la cybersicurezza, ha dovuto aggiungere la falla al suo catalogo delle vulnerabilità sfruttate attivamente, imponendo alle agenzie federali americane di sistemare tutto entro il 24 agosto. Significa una cosa sola: mentre l'aggiornamento era disponibile da settimane, gli attaccanti stavano già usando la falla contro i server rimasti scoperti.

Chi riesce a entrare da questa porta ottiene un accesso diretto al server di posta, senza aver rubato nessuna credenziale. Da lì può leggere e copiare tutte le email che passano, installare una web shell per restare dentro anche dopo un riavvio, e usare il server compromesso come trampolino verso il resto della rete aziendale. Per un'azienda la posta elettronica è spesso il sistema più critico che ha: contratti, fatture, comunicazioni con clienti e fornitori passano tutti di lì.

Il mio commento

Questa storia la vedo ripetersi in continuazione, e onestamente mi fa arrabbiare ogni volta un po' di più. La patch per Zimbra c'era da un mese buono quando è scattato l'allarme di sfruttamento attivo. Non è un problema di tecnologia, è un problema di processo: nessuno controlla se gli aggiornamenti vengono davvero installati sui sistemi esposti su internet. Nei pentest che faccio trovo costantemente server di posta, VPN e pannelli di amministrazione con patch di mesi fa mai applicate, spesso perché «funzionava e non si è voluto toccare nulla». Con un server SMTP raggiungibile da chiunque, un mese di ritardo è un'eternità.

Il consiglio pratico è banale ma va ripetuto: se in azienda usate Zimbra, controllate subito la versione e aggiornate almeno alla 10.1.20, e nel frattempo disattivate le notifiche SNMP se non vi servono davvero. Ma il punto vero è un altro: qualsiasi software esposto su internet, posta, VPN, firewall, gestionali web, va messo in un inventario con controllo periodico degli aggiornamenti, non lasciato lì finché non succede un incidente. È esattamente il tipo di controllo che chiedo di formalizzare quando lavoro con un cliente su NIS2 o ISO 27001: non è burocrazia, è la differenza tra scoprire la falla da un bollettino CISA o scoprirla da un ransomware già in produzione.

Fonte: The Hacker News

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