Illustrazione: Router Wi-Fi presi senza password: il tuo ha ancora il WPS attivo?

Un bug nel codice WPS di Broadcom, presente dal 2010, permette a chi è nel raggio del segnale di prendere il controllo del router. Per molti modelli la patch non c'è e non arriverà.

Ti è mai capitato di usare il tasto WPS sul retro del router? Probabilmente una volta, per collegare una stampante, e poi te ne sei dimenticato. Il problema è che quella funzione resta lì, attiva, e da sedici anni nasconde una falla grave.

Cosa ha scoperto il ricercatore

Quentin Kaiser ha presentato a Hexacon, a Parigi, due bug nel codice Wi-Fi proprietario che Broadcom fornisce ai produttori di router. Il punto debole è la parte che ricompone i messaggi del WPS, il sistema pensato per collegare un dispositivo premendo un tasto, senza digitare la password. Quel codice esiste almeno dal 2010. Per sfruttarlo basta trovarsi nel raggio del segnale: non serve la password del Wi-Fi, non serve completare l'abbinamento WPS, non serve che qualcuno in casa o in ufficio faccia qualcosa. Nelle dimostrazioni Kaiser ha letto la chiave Wi-Fi dalla memoria del router, se l'è fatta mandare via radio e poi è entrato nella rete come un ospite qualsiasi. In un'altra prova ha aperto una shell remota, cioè un terminale per comandare il dispositivo, usando solo pacchetti Wi-Fi.

Quali router sono coinvolti

I chip interessati sono famiglie molto diffuse nei modem forniti dagli operatori: BCM3380, BCM3383 e BCM33834 (sistema eCos), e BCM3390, BCM65xx e BCM68xx (Linux). Le prove sono state fatte su due box di operatori belgi, ma quei chip finiscono nei prodotti di decine di marchi in tutto il mondo. Solo in Belgio Kaiser stima più di 1,5 milioni di gateway potenzialmente esposti. Lui stesso pubblicherà strumenti per riconoscere i dispositivi vulnerabili.

Perché la patch non arriva

Broadcom aveva già rilasciato una correzione nel 2018, in silenzio, ed era incompleta. Oggi dice che una patch esiste, ma la consegna solo ai produttori che la chiedono. Non ha assegnato un codice CVE, l'identificativo pubblico che serve a tracciare le vulnerabilità, e il CERT/CC ha chiuso il caso lo stesso giorno in cui l'ha aperto. Per i dispositivi eCos l'indicazione di Broadcom è passare a un altro software Wi-Fi: in pratica quei router non verranno mai sistemati. Kaiser lo chiama un forever day, una falla che resta aperta per sempre. Sui modelli Linux dipende da ogni singolo produttore o operatore. A metà ottobre nessuno dei dispositivi belgi analizzati aveva ricevuto un aggiornamento.

Cosa fare adesso

Il rischio non è un attacco di massa da internet: serve qualcuno fisicamente vicino. Ma per un ufficio al piano terra, un negozio, un hotel o uno studio professionale vuol dire chiunque si fermi in strada o nel parcheggio. La misura più concreta è entrare nel pannello del router e spegnere il WPS. Se il router è dell'operatore e l'opzione non c'è, si può chiedere all'operatore di disattivarla, oppure spegnere del tutto il Wi-Fi del modem e usare un access point separato e aggiornato. Dopo, conviene cambiare comunque la password del Wi-Fi: se qualcuno l'ha già letta, il WPS spento non basta a cacciarlo.

Il mio commento

Il tasto WPS è il classico esempio di comodità che nessuno ricorda di avere. Quando faccio un assessment in un piccolo ufficio, il router dell'operatore è quasi sempre lì com'è stato installato il primo giorno: WPS attivo, password del pannello ancora quella sull'etichetta, firmware che nessuno ha mai controllato. Nessuna negligenza particolare: quel box viene percepito come un elettrodomestico dell'operatore, non come un pezzo della rete aziendale. Ed è proprio questa idea che secondo me va cambiata. Ai clienti consiglio di trattare il modem dell'operatore come una porta verso la strada: lo si lascia fare il modem, e il Wi-Fi lo si affida a un access point proprio, aggiornato e gestito.

Un dubbio però ce l'ho, e preferisco dirlo. Non sono sicuro che su tutti i firmware togliere la spunta al WPS dall'interfaccia spenga davvero il codice vulnerabile: su certi box degli operatori le impostazioni grafiche e il comportamento reale non coincidono sempre. Chi ha un minimo di strumenti farebbe bene a verificarlo, non a fidarsi dell'interruttore. Quello che mi colpisce di più è un altro dettaglio: Kaiser dice di aver trovato i bug in meno di una settimana, grazie all'analisi assistita dall'intelligenza artificiale. Se cercare falle nel firmware dei router costa sempre meno tempo, secondo me nei prossimi anni ne vedremo uscire molte altre di questo tipo, nascoste in codice vecchio di dieci o quindici anni. Ma i tempi per sistemarle resteranno quelli di una filiera lunga, fatta di produttore del chip, produttore del router e operatore. Probabilmente la distanza tra le falle scoperte e quelle corrette crescerà, almeno finché obblighi come il Cyber Resilience Act non arriveranno anche agli apparati che abbiamo già in casa e in ufficio.

Fonte: Security Affairs

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