Dopo Francia e Belgio l'ondata arriva in Italia: banchi frigo mandati in blocco a distanza, cibo da buttare, riunione a Palazzo Chigi. Il nodo sono i sistemi industriali esposti in rete.
Quando l'attacco non punta ai dati ma al compressore
Si può mettere in ginocchio un supermercato senza rubare un solo file? A quanto pare sì. Nelle ultime settimane una serie di attacchi ha preso di mira i banchi frigo della grande distribuzione in mezza Europa. Non i computer delle casse: proprio i sistemi che tengono freddo il cibo.
Il copione è sempre lo stesso. Di notte, verso le quattro, qualcuno alza da remoto la temperatura dei banchi o fa partire lo sbrinamento. Al mattino il personale apre e trova i congelatori a cinquanta gradi e la merce da buttare. In Belgio è toccato a decine di punti vendita di Delhaize, Carrefour, Intermarché e Spar. Anomalie simili in Svezia, Lussemburgo, Estonia, Olanda e Irlanda.
Ora tocca all'Italia
Da ieri la lista si allunga. Colpiti alcuni punti vendita Coop del gruppo Radenza: almeno tre a Catania e uno a Palermo, banchi alimentari surriscaldati e prodotti deperiti. L'azienda ha allertato l'Agenzia per la cybersicurezza nazionale, la Polizia postale sta ricostruendo l'origine degli attacchi e stamattina a Palazzo Chigi è prevista una riunione coordinata dal sottosegretario Mantovano con l'ACN e i servizi. Danni ancora da quantificare, ma si parla di tonnellate di cibo perso.
Il punto debole è la rete OT
Qui serve una parola che in azienda si sente poco: OT, operational technology. Sono i sistemi che pilotano le macchine fisiche — frigoriferi, impianti, sensori — non i PC dell'ufficio. Per anni sono stati scatole chiuse e isolate. Poi li abbiamo collegati a internet per controllarli da remoto, spesso con connessioni vecchie e senza aggiornamenti. Il produttore Danfoss ha ricordato che gran parte di questi apparati obsoleti non riceve più patch di sicurezza. Nessuno ha rivendicato gli attacchi; il centro cyber belga ipotizza un uso mirato dell'intelligenza artificiale.
La lezione è scomoda: l'anello debole non era il firewall dell'ufficio, ma un termostato connesso che nessuno guardava da anni.
Fonte: ANSA
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Il dettaglio che mi è rimasto addosso è che nessuno ha chiesto un riscatto: di solito un attacco serve a farsi pagare, qui l'obiettivo era solo rompere — mandare a male tonnellate di cibo e far perdere soldi. È lo spostamento che tengo d'occhio da un po': non colpiscono più soltanto i dati, colpiscono le cose che scaldano, raffreddano, si muovono. E spesso l'anello debole non è il firewall dell'ufficio, ma un termostato connesso che nessuno guardava da anni, con la password dell'installatore mai cambiata, appeso alla stessa rete di tutto il resto.
Proprio su questo lavoriamo ogni giorno in azienda: parto da un VAPT — un test di vulnerabilità e di penetrazione — in cui uso anche strumenti di intelligenza artificiale per setacciare gli apparati OT come un attaccante proverebbe a fare, non solo i PC; poi disegniamo la segmentazione della rete, cioè teniamo frigoriferi, impianti e centraline su un segmento separato che non parla col resto e non è raggiungibile da fuori. Non è una formula magica e lo dico onestamente — su macchinari vecchi senza più patch certe scelte restano scomode — ma spostare quel termostato dietro una barriera costa poco e cambia molto. Se gestisci punti vendita, un magazzino frigo o impianti connessi e vuoi capire quanto è esposta davvero la tua rete OT, scrivimi: partiamo da un sopralluogo e da un VAPT mirato.